L’elezione di un presidente di federazione, di solito, finisce in un comunicato di poche righe e in una foto di rito. Nel caso di FME, invece, la riconferma di Ezio Galli per il quarto mandato consecutivo racconta molto di più: dice di una base associativa che continua a scommettere su una guida forte e di una federazione che ambisce a un ruolo sempre più politico nella filiera del materiale elettrico, mentre prepara un salto di qualità sul fronte dei dati con l’intelligenza artificiale.
La riconferma e il “presidente di mestiere”
L’Assemblea dei Soci FME ha rinnovato le cariche sociali per il triennio 2026-2029, confermando alla presidenza Ezio Galli, già alla guida della Federazione nei mandati precedenti. La continuità non è un dettaglio: FME rappresenta oggi oltre 80 imprese di distribuzione con circa 1.000 punti vendita, per un fatturato aggregato nell’ordine degli 8 miliardi di euro nel 2024.
Nella sua dichiarazione post-elezione, Galli mette subito un punto politico: “per la quarta volta” gli associati gli hanno dato mandato e fiducia, riconfermandolo alla guida della Federazione per altri tre anni. Ma l’elemento forse più significativo è un altro: il presidente sottolinea di non seguire più direttamente la propria azienda, condizione che – nelle sue parole – gli consentirà di dedicarsi a tempo pieno alla Federazione. Tradotto: FME avrà un presidente “a tempo pieno”, con ricadute dirette sul peso dell’organizzazione nei tavoli associativi e istituzionali.
Ricucire con la base: il nodo della partecipazione
Il primo punto del programma, che Galli cita senza giri di parole, è la necessità di “ricucire i rapporti con tutti gli associati”. Il presidente annuncia l’intenzione di visitare personalmente le imprese associate, parlare “direttamente” con loro e “ricoinvolgerle maggiormente” nella vita federativa. L’insistenza sul tema del coinvolgimento è un indizio chiaro: oggi la partecipazione non è considerata soddisfacente, altrimenti non ci sarebbe bisogno di promettere un’operazione di riavvicinamento così esplicita.
Il richiamo alla presenza non riguarda solo gli eventi più visibili, ma anche e soprattutto le assemblee, che Galli dichiara di voler riportare in modalità fisica, abbandonando progressivamente la dimensione esclusivamente digitale. Dopo gli anni delle riunioni online forzate, la federazione punta a recuperare quella dimensione di confronto informale che, nelle associazioni di categoria, spesso vale quanto l’ordine del giorno ufficiale.
Lobbying: FME esce definitivamente dal recinto tecnico
Se il primo asse è interno, il secondo è chiaramente esterno. Galli indica come “tema importante” quello della lobby e cita il lavoro in corso con uno studio di consulenza per attivare tavoli stabili con Confcommercio e con le istituzioni. Obiettivo dichiarato: “farci conoscere” e poter “dire la nostra” sulle questioni che riguardano la filiera del materiale elettrico.
In un contesto di forte trasformazione del settore – tra transizione elettrica, nuove norme su efficienza energetica e sicurezza degli impianti – la distribuzione non può più limitarsi al ruolo di mero tramite commerciale. FME lo ha già dimostrato con iniziative dedicate allo stato degli impianti elettrici in Italia, che hanno portato al centro del dibattito il tema, spesso sottotraccia, della qualità e della sicurezza del parco impiantistico nazionale. La scelta di strutturare un’attività di lobbying continuativa indica la volontà di presidiare questo spazio, spostando FME da semplice osservatore a interlocutore riconosciuto.
Dati, SVE e intelligenza artificiale: il vero salto di qualità
Il terzo pilastro del programma riguarda il sistema statistico SVE di FME, ossia il servizio che misura il sell-out della distribuzione a livello nazionale e regionale, confrontando l’andamento dei volumi mese su mese e anno su anno. Negli ultimi anni, questo strumento ha permesso di monitorare l’andamento del mercato, fotografando sia le fasi critiche – come il calo del 2024 evidenziato dallo stesso Galli nei commenti ai dati di fine anno – sia i segnali di recupero del 2025, con una crescita progressiva dell’ordine dell’1,7% tra gennaio e agosto rispetto all’anno precedente (NdR: Secondo gli ultimi dati SVE diffusi da FME, il progressivo a febbraio 2026 segna un +7,11% rispetto allo stesso periodo del 2025).
Nel video della sua riconferma, Galli definisce l’attuale SVE “un semplice portale” e annuncia un investimento “abbastanza importante” per portare il sistema in “ambiente intelligenza artificiale”. L’obiettivo è un “cambio di marcia notevole” sia sul fronte del rilevamento, sia soprattutto nella presentazione dei dati di mercato. Questo significa, concretamente, passare da report statici a piattaforme capaci di elaborare scenari, segmentare meglio la domanda, identificare trend per area, canale o categoria di prodotto, fino a fornire alle imprese associate veri e propri strumenti di decisione data-driven.
Per una federazione che rappresenta una quota significativa della distribuzione elettrica nazionale, un sistema di business intelligence evoluto non è solo un servizio agli associati, ma anche una leva di posizionamento verso i produttori e verso le istituzioni: chi detiene i dati, detta in buona parte l’agenda del confronto.
Antitrust e accordi verticali: la consapevolezza dei rischi
Nel suo intervento, Galli dedica uno spazio rilevante a un tema spesso percepito come “tecnico”, ma in realtà molto sensibile: l’antitrust. La Federazione ha organizzato per il 22 aprile scorso un webinar gratuito in collaborazione con uno studio legale specializzato, con la partecipazione dell’avvocato Elisa Teti, esperta in diritto della concorrenza, rivolto alle funzioni commerciali e amministrative delle imprese associate.
Il programma dell’incontro, come lo riassume lo stesso presidente, è tutt’altro che accademico: linee guida generali in materia antitrust, focus specifico sugli accordi verticali tipici della filiera (rapporto tra produttori, distributori e installatori) e indicazioni operative su come comportarsi in caso di ispezione delle autorità, oltre che sulle cautele da adottare nella gestione quotidiana di listini, condizioni commerciali e scambi informativi. È un segnale di maturità: una federazione che spinge su lobby, dati e ruolo politico non può permettersi leggerezze sul fronte della concorrenza, né per sé né per i propri associati.
Una presidenza “forte” in una fase di transizione
Mettendo in fila i messaggi emersi all’indomani della riconferma, il profilo di FME che esce da questa tornata elettorale è quello di una federazione che sceglie consapevolmente la continuità della guida, ma promette discontinuità nel metodo: più presidio sul territorio, più peso ai dati, più presenza nei tavoli istituzionali.
La sfida, ora, si gioca su due piani. Il primo è interno: trasformare l’operazione di “ricucitura” annunciata da Galli in una partecipazione reale dei soci, che non si esaurisca nelle grandi convention ma si traduca in contributi stabili ai tavoli di lavoro e ai progetti federativi. Il secondo è esterno: consolidare il ruolo di FME come soggetto in grado di portare, nei luoghi dove si decide la politica industriale ed energetica del Paese, la voce di una distribuzione elettrica che non vuole più essere solo canale commerciale, ma attore della transizione tecnologica.
In questo quadro, il quarto mandato di Ezio Galli non è solo un fatto di governance associativa: è il banco di prova di un progetto che ambisce a ridefinire il ruolo stesso della distribuzione di materiale elettrico nel sistema Italia.
FME: le cariche sociali 2026-2029
Oltre alla conferma di Ezio Galli quale Presidente, i Consiglieri elettri per il prossimo triennio sono:
Fabrizio Borghini, Marco Brunetti, Domenico Caldera, Paolo Ferrari, Rudi Marconi, Luca Marigliano, Simon Sanfilippo, Nicandro Scarabeo e Luca Zaghini.